Vini in Corea: un export che promette bene

05
set
Vini in Corea del Sud: un export che promette troppo bene
Vini in Corea del Sud: un export che promette troppo bene
  • Fabio Ippoliti
  • 220 Views
  • 0 Comment
  • food . PMI .

Lontana e semisconosciuta dai vinicoltori italiani, la Corea del Sud è uno dei mercati più attivi e appetibili dell’Estremo Oriente. Da alcuni anni esiste infatti un flusso d’esportazione molto intenso dall’Italia verso questo Paese. Segno visibile di un interesse commerciale via via più importante. Per dare l’idea del fenomeno basti dire che l’Italia è al terzo posto nelle esportazioni in Corea, dopo la Francia e il Cile. Subito qualche numero: nei primi nove mesi del 2013 l’esportazione globale dei diversi settori produttivi italiani è passata da 16,65 di share di mercato a 17,74, pari a un valore di 20,7 milioni di dollari, mentre nell’intero 2012 la quota di mercato era stata del 16,82%, con un export in Corea pari a un valore di 24,8 milioni di dollari (dati Ice).
Per quel che riguarda espressamente l’export di vino italiano, si tratta del terzo Paese dell’Estremo Oriente per ordine d’importanza, dopo il Giappone e la Cina. Come mostra l’ultimo report di Assoenologi solo tra gennaio e giugno 2013, per la Corea del Sud c’è stata una crescita nell’esportazione di vini pari al 21,2%, rispetto allo stesso periodo del 2012. Numeri che parlano chiaro e che raccontano di un mercato estremamente stimolante per l’Italia, anche in considerazione della maturità del commercio locale, già strutturato e ben organizzato.
La Corea del Sud mantiene gli obblighi di marchio di origine per tutte le importazioni. Questo marchio deve essere fatto in coreano, in cinese e in inglese. Il marchio potrà essere fatto per stampa, incisione o fusione. Qualora non sia possibile apporre il marchio nei modi suddetti, sarà sufficiente un’etichetta autoadesiva.

Consumi affluenti
La Corea ha canali di distribuzione di stampo occidentale, con la classica grande distribuzione organizzata, il canale horeca e il canale del dettaglio. Attualmente sono registrati circa 400 importatori, e quelli attivi sono una sessantina. Come emerge dalle analisi fatte da Iem, International Exhibition Management (www. iem.it), che ha recentemente organizzato in Corea Simply Italian Great Wines, un tour di aziende del settore vinicolo con il patrocinio dell’Ambasciata Italiana di Corea, il Paese ha ottime prospettive di crescita. Secondo l’Iem è interessante notare come i nostri vini stiano registrando una crescita in percentuale maggiore rispetto ai cugini francesi, primi esportatori in questo Paese.
Si tratta di un mercato in cui la fruizione media è ancora al di sotto dei 2 litri pro capite ma la crescita di consumi affluenti e l’ascesa del ceto medio e dei nuovi ricchi induce gli investitori a puntare massimamente sull’export in questa parte di mondo. La Corea è un Paese che ha assorbito molto della cultura anglosassone. E le abitudini dei suoi abitanti, in termini di consumi e di conoscenze dei vini, sono molto più avanzate rispetto alla vicina Cina proprio in virtù di questa forte influenza culturale.
I documenti idonei ad attestare la definitiva importazione della merce nel territorio della Corea del Sud sono sostanzialmente due:

• la dichiarazione doganale d’importazione rilasciata dalla competente autorità doganale locale, che deve riportare al campo 16 il codice 11;

• l’Import Application (Certification) Form rilasciato dall’Autorità doganale locale corredato della copia del documento doganale d’importazione. I documenti devono contenere il codice doganale coincidente per le prime sei cifre o descrizione della merce compatibile con quanto dichiarato sulla dichiarazione doganale italiana; l’identità del mezzo di trasporto con quanto riportato sulla dichiarazione doganale italiana; il numero dei colli e il peso lordo/ netto della merce. Inoltre devono essere debitamente timbrati e firmati dalla locale autorità doganale. I documenti possono essere prodotti in originale o copia conforme.
La conformità all’originale può essere attestata nei modi previsti dal reg. CE 612/2009 e cioè:

• dall’autorità doganale della Corea del Sud;
• dal ministero coreano degli Affari esteri;

0 COMMENTS
LASCIA UN COMMENTO