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Storia di un successo: la Corea del Sud e la  lotta al Covid-19
Storia di un successo: la Corea del Sud e la lotta al Covid-19
  • Fabio Ippoliti
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  • covid 19 .

Ormai a tre mesi dell’inizio della pandemia si possono fare i primi tristi bilanci e possiamo dire con assoluta certezza che lo Stato vincitore è senza dubbio la Corea del Sud.

Il primo caso nel paese è stato trovato il 20 gennaio del 2020. Il 14 febbraio i casi confermati erano 28. Quasi tutte persone appartenenti alla stessa setta religiosa ( il fenomeno delle sette è molto attivo in Corea ) che si sono infettate tra loro durante una preghiera collettiva.   Le autorità coreane si sono subito attivate basando la propria startegia di contrasto al visrus usando  strumenti tecnologici innovativi e per noi europei probabilmente fantascientifici. Tali strumenti servivanno essenzialmente a individuare le persone che erano state esposte al virus o  che avrebbero potuto essere state infettate e a loro volta infettarne altre.

Rispetto all’Italia e alla maggior parte dei paesi europei la Corea del Sud partiva avvantagiata dal fatto che già in passato aveva già affrontato un’epidemia simile a quella del Covid-19:  nel 2015, quando il paese è stato colpito da un altro coronavirus, la Mers ( Middle east respiratory syndrome). Il paese asiatico aveva così già sviluppato conoscenze, sistemi e normative per affrontare la diffusione di un virus nuovo, i cui effetti clinici sono ignoti, di cui non si conoscono le caratteristiche epidemiologiche e per il quale non esiste un farmaco specifico.

Nel caso del Covid-19 si è cercato di individuare tutte le persone potenzialmente infettate. Il primo passo è stato intervistare il paziente e determinarne gli spostamenti nel periodo precedente alla scoperta dell’infezione. Il metodo tradizionale consiste in un’intervista. Ma in Corea del Sud i dati così raccolti sono stati verificati e integrati con quelli ottenuti con altri sistemi ad esempio l’uso del GPS e il tracciamento dei pagamenti digitali ( le carte di credito) .

Sono stati consultati gli  accessi agli ambulatori e alle farmacie, dove le persone in possesso dell’assicurazione sanitaria lasciano traccia del loro passaggio. Il percorso del paziente è stato verificato anche con i dati gps del telefono cellulare, a disposizione delle autorità di polizia. Sono stati inoltre usati gli archivi delle carte di credito, conservati dagli enti finanziari, e le registrazioni delle videocamere di sorveglianza. Facciendo un mix di questi strumenti le autorità sono riuscite a tracciare i movimenti degli infetti nei 14 giorni precedenti e sono andati a risalire i vari contatti di ogni ammalato.

È stato quindi possibile individuare le persone con cui erano entrati in contatto, il tipo di contatto e anche lo stato di salute del paziente, per esempio se tossiva. Le persone potenzialmente esposte al contagio sono state contattate e sono state stabilite misure di quarantena. Alcuni siti o interi quartieri sono stati isolati.